ABBI CURA DI TE... SEI UN'OPERA D'ARTE®

Quando l’Arte diventa educazione alla Sicurezza

L’idea è quella di promuovere l’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale attraverso immagini con convenzionali che non fanno leva sulla paura, ma sulla bellezza e sulla voglia di volersi bene. Grandi capolavori presenti nell’immaginario di Tutti Noi, riprodotti e contaminati da Artisti straordinari con DPI di alta qualità riconosciuta e riconoscibile per cambiarne la percezione:

“NON PIÚ UNO STRUMENTO SCOMODO E FASTIDIOSO MA UN AMICO CHE TI AIUTA A VIVERE MEGLIO…”

Ritratto di Giovanni de’ Medici (1545)

Agnolo Bronzino

Breve storia del dipinto originale

Agnolo di Cosimo di Mariano, conosciuto come il Bronzino fu uno tra i più raffinati pittori del Manierismo fiorentino, allievo e non solo, prima del Pontormo e poi dell’Allori, è noto per essere stato uno dei più abili ed incisivi ritrattisti della corte medicea nella Firenze tardo rinascimentale. Lo stesso Vasari annotava come i ritratti di bellissime dame e fieri nobiluomini così distaccati dal mondo, fossero “tutti naturalissimi, fatti con incredibile diligenza, e di maniera finiti che più non si può desiderare”. Il dipinto (olio su tavola 58 x 45,4 cm), è conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Il bambino è Giovanni, secondogenito del Granduca di Toscana Cosimo I e di Eleonora di Toledo, ed è ritratto su uno sfondo verde scuro seduto a mezza figura, vestito di rosso (riferimento al suo destino nel mondo ecclesiastico), con un abito lucido, dai ricami dorati e foderato di bianco, prodotto delle seterie fiorentine che Cosimo andava in quegli anni rilanciando.

Una catena d’oro pende dal suo collo, con pendenti di corallo rosso che proteggevano i bambini dalla morte prematura. Stringe con la destra un cardellino (si dice si chiami così perché anticamente si pensava vivesse tra cardi e spine), che è simbolo della passione di Cristo da una leggenda cristiana ove si narra che un cardellino si fosse messo ad estrarre le spine della corona che trafiggeva il Cristo crocifisso, e che si fosse trafitto a sua volta, macchiandosi anche con il sangue di Gesù: l’uccellino così sarebbe rimasto sempre con la macchia rossa sul capo. Anche in questo caso si tratta di un chiaro riferimento alla vocazione di Giovanni.

Trattami coi guanti bianchi (2016)

Marco Rindori

Breve storia della copia d’Autore
Dobbiamo prima spiegar che “Trattare coi guanti bianchi” è un modo di dire nato alla fine dell’Ottocento in Francia dove la frase originaria era “Trattare coi guanti gialli“, considerati il massimo dell’eleganza e della raffinatezza; ma finita la moda divennero rapidamente “bianchi”, riferendosi a quelli usati per la lucidatura degli argenti o lo spolvero di delicatissimi oggetti quali cristalli e porcellane, che dovevano esser maneggiati con estrema delicatezza e gentile cautela. Significa quindi trattare con la massima attenzione e con tutti i riguardi, con tutte le cure possibili e immaginabili. E in questo caso me l’ha detto un uccellino… Le nostre favole sono piene di uccelli parlanti. La leggenda dice anche che chi impara la lingua degli uccelli sia destinato ad essere re o papa. Insomma questa storia è la storia di un bambino di nobile famiglia e del suo inseparabile cardellino. Giovannino era un bambino molto triste sempre avvolto in quella sua livrea rossa.

Destinato alla carriera ecclesiastica passava le giornate a studiare le vite dei Santi e a guardar fuori dalla finestra del suo palazzo la natura che cambiava con le stagioni. L’odore dei limoni invadeva la sua stanza in primavera quando i glicini invadevano il giardino di Boboli e grandi e coloratissimi iris ne bordavano le maestose scalinate…ma a Giovannino mancavano i giochi festosi dei coetanei più poveri ma forse più liberi, mancava un amico con cui confidarsi, finché un giorno un piccolo cardellino si posò sulla finestra del suo studio e iniziò a fissarlo muovendo il capino maculato con fare curioso. Con il suo canto sembrava volesse dirgli qualcosa e Giovannino si avvicinò ma l’uccellino volò via… Le mani di Giovannino lo spaventavano perché gli ricordavano i tentativi di altri monelli, che lo braccavano per rinchiuderlo in una gabbia, una prigione dorata che lo atterriva. Giovannino iniziò a cercare nella sua biblioteca un libro che gli insegnasse il mitico linguaggio degli uccelli e così apprese che San Benedetto dava ogni giorno nella sua cella da mangiare a un corvo che obbediva ai suoi comandi e un giorno, senza neppure assaggiarlo, si accorse che un pane era avvelenato e lo portò dove nessuno avrebbe potuto toccarlo, e che Noè dette ad una colomba il compito di portare l’annuncio della fine del Diluvio… ma in nessun libro, in nessun libro trovò il segreto di questo arcaico e misterioso linguaggio. Decise di tentare ancora e ancora una volta gli sfuggì… e mentre volava via a Giovannino sembrò di ascoltare un canto che diceva: “se divenir amico mio vuoi… trattar Me devi, coi guanti bianchi Tuoi.” Quella sera in una cassapanca abbandonata da un gruppo di misteriosi Viandanti venuti da Bruxelles, forse per vendere i loro preziosi arazzi, trovò due enormi guanti e il Pittore, non senza una qualche difficoltà, lo aiutò ad indossarli… All’indomani Giovannino si avvicinò al cardellino, due grandi lacrime che gli scendevano sugli zigomi paffutelli ma il cardellino sorprendentemente si lasciò prendere come in un nido, da questo grande guanto bianco morbido e confortevole. E Giovannino si sciolse in un sorriso e lo accolse con tutta la nobile delicatezza di cui era capace. Diventarono amici inseparabili e si racconta che il cardellino sussurrasse all’orecchio di Giovannino la sua gratitudine magnificando il comfort e la destrezza di quell’ oggetto venuto dal futuro. Se chiedete ad Ansell chi glielo ha detto Vi risponderanno: me l’ha detto un uccellino…