“Grazie” è una delle prime parole che impariamo, quando ci viene insegnato che ringraziare è un segno di buona educazione. Ma la vera gratitudine può essere anche una rivoluzione nella economia globale.

A leggere oggi “Gratitudine” si potrebbe pensare a poteri preveggenti di una specie di mago che ben prima dell’apparire del coronavirus nelle nostre vite aveva previsto – se non tutto – davvero tanto.

Ma se lo scrittore in questione si chiama Oscar Di Montigny, top manager di Banca Mediolanum, le cose prendono un’altra piega, più potente, reale, poiché fondate sull’osservazione di come stavano andando le cose nel nostro mondo. Una magia diffusa attraversa le pagine di questo bellissimo volume, un libro illustrato quasi a voler parlare anche ai più pigri, quelli che fanno le battute facili e non leggono perché non ci sono le figure: basterebbero già quelle – selezionate e realizzate per parlare all’anima –  per far riflettere, per rimetterci in gioco con noi stessi, per imparare a scorgere i sentieri e le congiunzioni che le stelle ci suggeriscono, che “non sono mai buone o cattive”, vogliono solo distoglierci da sguardi malsani o semplicemente inutili e orientarci come accadeva coi naviganti. Di Montigny sostiene l’importanza dell’essere umano per la costruzione autentica di un futuro migliore. Il libro sottolinea con forza la necessità per le aziende, di superare il marketing tradizionale che induce al consumismo sfrenato, con tutte le conseguenze in termini di inquinamento e spreco di risorse, per adottare invece un atteggiamento di coopetition: collaborazione in cui vincono tutti e per i singoli la rivoluzione è vincere l’egoismo e un diffuso inaridimento dell’attenzione verso il prossimo e la natura.La gratitudine qui diventa davvero la leva che può sollevare il mondo, anzi risollevarlo, come “memoria del bene ricevuto”, dell’amore che diventa l’atto economico per eccellenza, il più semplice, il più produttivo dei benefici. Assumere comportamenti che suscitino gratitudine diventa una chiave di volta per ricominciare: gratitudine non per favoritismi, ma perché si è realizzato qualcosa di buono. “La gratitudine è la memoria del cuore”.

Siamo chiamati a essere come il colibrì della favola durante l’incendio della foresta, che mentre tutte le altre bestie scappavano dalle fiamme, il colibrì con il suo beccuccio portava instancabilmente dell’acqua verso le fiamme e rispondeva a chi lo prendeva in giro: “Io faccio la mia parte, e voi?”. Questo modo di considerare l’economia non è facile demagogia buonistica, ma si rifà al senso etimologico della parola greca oikos, che significa “casa”; per mantenere bene la nostra casa, che poi è il nostro pianeta, è necessario che ognuno faccia la sua parte e per sostenere le sue tesi, Montigny usa la filosofia, la neuroscienza, la storia, la sociologia.

Ecco, dovesse un giorno comparire nelle scuole, per una specie di miracolo, l’“educazione etica”, Gratitudine sarebbe il libro di testo ideale, perché spiega come coniugare l’economia globale e la sostenibilità ambientale con l’equilibro della persona, attraverso azioni che profumano di gratitudine.

Riconoscere nella gratitudine il nodo cardine per una ricostruzione economica, sociale e ambientale è la vera rivoluzione citata nel titolo. I grandi rivoluzionari come Gandhi, Luther King e Mandela, avevano le armi del cuore per combattere, come anche il Capo Indiano Seathl che, nel 1885, espresse il concetto di sostenibilità proprio con la gratitudine alla natura per i suoi doni: “Amate la terra che la Natura vi ha donato e preservatela con ogni forza e con tutto il cuore per i vostri figli”.  Abbiamo un’occasione importante, ora che una pandemia ha fermato un poco il mondo, liberando la magnificenza della natura per renderlo migliore.

Crediamoci.

Recensione a cura di Stefania De Toma