Non è la peste e non ci rifugiamo alle porte di Firenze per restare immnuni… ma proviamo a essere i ragazzi del Decamerone e raccontiamo una piccola storia ogni giorno.. lieve,  come il peso della primavera che, mentre tutto questo inaspettato sta accadendo, si sta posando su di noi.

Cerasada scrive lettere d’amore, a mano, su carte belle, con stilografiche dagli inchiostri colorati che diventano piccole immagini, commissionate da chi le affida i propri sentimenti non avendo le parole per dirlo o volendolo fare in modo prezioso. Una sherazade col destino nel nome, che salva la vita a sé stessa attraverso le storie degli altri, scritte e dipinte.

Il suo mondo è una veranda tutta a vetri, affacciata sul cielo che si tuffa nell’Adriatico, alla periferia estrema di una piccola e tranquilla cittadina appollaiata sulla scogliera.  Vive– da quattro anni- una forma di isolamento a causa di una sindrome che abbassa le difese immunitarie fino al limite, senza contatti con altre persone né con animali, dopo aver lavorato in una fabbrica velenosa nella quale era responsabile delle assunzioni del personale, e che un giorno le aveva regalato un morbo che la aveva ridotta in fin di vita.

Le viene portata la spesa dietro la porta, il computer è la sua mobilità, la solitudine la dimensione di vita necessaria a respirare, a vedere il mare pur senza poterlo sfiorare, a scrivere vivendo la vita degli altri non potendo vivere la propria nel modo in cui avrebbe voluto.

Le porta la spesa e governa la sua casa una signora che arriva da lei ogni mattina con guanti e mascherina che non le cela il sorriso, visibile dagli occhi; spolvera ogni giorno gli scaffali con i libri e cura le piante all’interno e nel giardino, pieno di fiori anche d’inverno e generoso di frutta e ortaggi in ogni stagione. Cerasada guarda tutto dalle ampie vetrate e nelle giornate più tiepide lavora all’aperto, all’ombra di un magnifico carrubo dal tronco avvolto su sé stesso.

Un giorno legge di un virus che colpisce la Cina, una nuova influenza. Che nell’incalzare dei giorni e delle settimane isola una citta di milioni di abitanti e poi l’intera Cina, qualcosa da fantascienza viste le dimensioni. Poi la fantascienza diventa dimensione quasi di fantasia allo stato puro quando passano altre settimane e il mondo intero viene sigillato su ogni confine possibile, compreso quello delle case nelle quali ognuno è obbligato a restare per bloccare la pandemia dilagante. Il lavoro aumenta di giorno in giorno, le coppie separate dal virus sono sempre di più, migliaia le richieste delle sue lettere, difficile starvi dietro, la voce si è sparsa di questo “servizio”. Alcune sono lunghe missive, altri semplici messaggi, frasi brevi, versi di poesie o ideogrammi dipinti su sfondi acquerellati o dal colore denso, quasi materico, come a dar corpo ai sentimenti. E lei, la cui solitudine è normalità, deve descrivere quelle degli altri in isolamenti e esili eccezionali, forzati, sollevati da muri che devono fermare i contagi.

Un giorno il virus si esaurì dopo aver lasciato dietro di sé vittime, paura, crisi economica. Tutto riprese a vivere e riprendersi pian piano ma nulla cambiò nella vita solitaria di Cerasada, scrigno e racconto delle vite degli altri, degli innamorati, dei sentimenti belli, salvo la percezione, per poco tempo, che il mondo si fosse pareggiato a lei, che ne avesse condiviso la dimensione, le si fosse avvicinato. Riprese a scrivere doni d’amore e di bellezza e la sua vita non fu mai vuota, benchè chiusa in un microcosmo ai confini del cielo e del mare.

Testi a cura di Stefania De Toma